Ci sono estati in cui il tempo sembra fermarsi, e proprio per questo cambia tutto. Per Joff comincia così: l’ultimo giorno di scuola, il sole sulle strade, e a casa suo padre, disteso sul divano, sempre più fragile. Le giornate si dilatano, fatte di cose minime e necessarie: portare fuori il cane Jet, attraversare il paese, incontrare un amico, evitarne un altro, imparare a restare dentro pensieri troppo grandi. Sopra la città c’è la Cappella Arcana, una cappella abbandonata. Ora è chiusa, pericolante, circondata da cartelli e da una storia che non smette di circolare: quella del Ragazzo Caduto, forse diventato un angelo, forse solo una leggenda perduta rimasta attaccata a quelle pietre antiche.
Poi arriva Dawn, nuova, irrefrenabile, incapace di accettare i limiti così come sono. Con lei, quel luogo proibito torna a chiamare. E quando Joff decide di portarla con sé, tra le rovine non trova risposte, ma qualcosa di più necessario: uno spazio in cui affrontare la paura e dare forma al dolore, scoprendo che anche sull’orlo della caduta può esistere un equilibrio.
Con la sua voce limpida e visionaria, David Almond racconta una storia di passaggio e di resistenza, in cui l’infanzia si incrina senza spezzarsi e il dolore si intreccia alla meraviglia, dando forma a un romanzo che resta, come certe estati, a lungo dopo che è finito.