Scritto nel 1910, alla vigilia del più grande massacro della storia moderna. Ignorato dai governanti. Confermato dalla realtà. Norman Angell pose ai potenti d'Europa una domanda scomoda: a cosa serve davvero la guerra? La risposta — documentata, implacabile, rivoluzionaria — fu che non serve a nulla. In un mondo fondato sul credito internazionale, sull'interdipendenza commerciale e sulla divisione del lavoro globale, la conquista militare non arricchisce il vincitore: distrugge la ricchezza stessa che pretende di sottrarre. Chi invade non prende nulla; chi spende in armamenti impoverisce il proprio popolo. Il potere militare e la prosperità economica non solo non coincidono — si escludono. Eppure i governi continuarono a riarmarsi. E il mondo andò in guerra. Ogni attore ragiona come se la forza militare potesse ancora comprare sicurezza, mercati, rispetto. Come se il XX secolo non avesse già risposto. L'illusione non è scomparsa. Si è solo aggiornata. Un libro che il mondo avrebbe dovuto leggere. Un libro che il mondo deve ancora capire.