Libro dell'anno per "The Economist" e "The Times"
Vincitore dell'Elizabeth Longford Prize for Historical Biography
Vincitore dell'History Reclaimed Book of the Year
Si racconta che Giorgio III, perso nella sua pazzia, un giorno offrì «con cordialità e riguardo estremi» la mano a un ramo di una quercia nel grande parco di Windsor, convinto di essere di fronte al re di Prussia. In questo caso "si racconta" non è un modo di dire, perché la vicenda è inventata di sana pianta da un tal Philip Withers, nel suo Una storia della malattia reale con una serie di aneddoti divertenti del 1789. Come non è vero che abbia sfidato a una gara di corsa un cavallo, né che scrivesse lettere a corti straniere su questioni inventate o che svuotasse addosso al medico il contenuto del vaso da notte...
La vita di Giorgio iii è talmente intrisa di storie false spacciate per vere che è molto difficile distinguere le une dalle altre, come si è accorto lo storico britannico Andrew Roberts misurandosi con la sfida di questa monumentale biografia. Ma dove nascono tutte queste fandonie?
La sfortuna di Giorgio III è quella di essere stato, tra le altre cose, l'ultimo re d'America, e in quanto tale il nemico giurato di Thomas Jefferson e degli altri padri fondatori americani. In pieno secolo dei lumi, la guerra d'indipendenza americana fu infatti combattuta con ogni mezzo possibile, ivi compresi i pamphlet e le vignette satiriche, i giornali e le dicerie.
E Giorgio III non solo ne è uscito sconfitto politicamente, perdendo quelle tredici colonie d'oltreoceano, ma ha anche subìto la peggiore beffa che il destino potesse riservargli: il ritratto impietoso e dissacrante della propaganda rivoluzionaria è diventato Storia, falsificando il ricordo di un sovrano dal notevole coraggio (sopravvissuto a diversi attentati, sempre con britannica compostezza) e dalla viva intelligenza, dimostrata dagli scambi di lettere con i grandi pensatori dell'epoca, come
Samuel Johnson (che lo definì «il più raffinato gentiluomo che io abbia mai conosciuto»).
A 250 anni dalla dichiarazione di indipendenza del 1776, L'ultimo re d'America è la prima affidabile biografia di Giorgio iii, ma è anche una controstoria della nascita degli Stati Uniti d'America, dal punto di vista del più regale dei vinti.
«Giorgio III, scrive Andrew Roberts, svolse il ruolo di re della Gran Bretagna in modo più che degno: lo svolse in maniera nobile. Dopo aver letto questa elefantiaca, elegante e splendidamente ricercata biografia, nessun lettore di mente aperta potrà dissentire. Neanche se è nato negli Stati Uniti.» - The Sunday Times
«Giorgio III - il re che perse l'America - è spesso ritratto come un tiranno malvagio (persino nel musical Hamilton) ma il grande storico inglese dimostra in questa biografia quanto i miti siano regalmente fallaci.» - The Daily Mail
«Questo libro pieno di ritratti illuminanti, ricco di storie e dettagli, basato su una vasta selezione di documenti, restituisce l'immagine accurata dell'uomo al centro di tutto, la cui personalità, i cui principi e la cui reputazione un tempo impeccabile sono rimasti troppo a lungo obliati.» - The Wall Street Journal