Il mazzo di margherite bianche sul banco del giudice sembrava un pallido riflesso di innocenza. Il tribunale, saturato dall'afa estiva e dall'odore di legno antico, appariva come un'arena di inquietudini e silenzi angosciosi. Il giudice, un uomo che sembrava aver accumulato più saggezza che anni, era seduto da tre giorni in quell'aula, e la sua figura stanca rifletteva il peso di una decisione che avrebbe potuto cambiare una vita per sempre. Così inizia "Veleno Mortale", il sesto romanzo poliziesco di Dorothy Sayers e il quinto della serie che ha come protagonista Lord Peter Wimsey. Un inizio che utilizza l'immagine di un mazzo di fiori per evocare una tensione sottile, quasi palpabile, e per ricordare un'usanza ormai desueta nelle aule di tribunale inglesi: il “nosegay”, un mazzetto di fiori profumati posto accanto al giudice per alleviare i miasmi di umanità e decrepitezza. Un richiamo storico e culturale che fa da cornice al dramma che si svolge sotto gli occhi di un pubblico e di un giudice in apparenza intemporali.